Andrea #22
Eravamo al mercato ortofrutta, come due vecchie polacche: imbacuccati nei nostri cappotti e con un batuffolo di fumo bianco che ci avvolgeva i volti. Il cielo era come un foglio di carta velina pallida, il sole una luce distante che non proiettava ombre. Manuel aveva un cappotto rosso e gli feci notare che era stato un acquisto infelice. Sostenne che l’aveva da molto, ma che forse, ora, sarebbe stato il caso di darlo via. Già carichi si sacchetti di carta scura vagavamo tra le bancarelle alla ricerca degli ultimi acquisti da farsi. Mi tolsi i guanti per tastare delle mele, Manuel non ne aveva bisogno: indossava dei guanti neri senza dita e poteva quindi controllarle più agevolmente; le mie preferite sono sempre state le Granny Smith, per la torta di mele invece Toto aveva ordinato di acquistare le Golden Delicious. Mentre, come un’accorta esperide, ne controllavo la qualità vidi tra la folla una figura che mi parve familiare; la spiai per un po’, mentre si muoveva lenta, indecisa sulla qualità di peperoni da prendere. Una vecchia signora bene, dall’aria perfettina, con delle grosse clip alle orecchie, una sciarpetta rosa e un lungo cappotto scuro delle linee semplici.
-Manuel, la vedi? E’ lei vero?
Lui si girò nella direzione che gli avevo indicato. Non disse nulla.
-Si, è lei. – dissi io. Lentamente posai la mela che avevo tra le mani. Lui ancora era lì, immobile. Lo presi per una manica e feci per trascinarlo –Dai, andiamo!-
-Sei matto!?
-No, andiamo e le parliamo. Anzi, le parli!
-E’ fuori discussione! E che potrei dirle?!
-Non è il momento che hai sempre desiderato?
-Di incontrarla all’orto-frutta non me l’ero mai immaginato in verità …
Manuel #12
E Andrea mi lasciò lì, dirigendosi di gran lena verso di lei, la sua figura appariva e spariva tra la folla. Respiravo piano: l’aria fredda all’improvviso sembrava essersi fatta rara e distante. Vidi Andrea che la raggiunse facendosi largo tra le persone che, come ombre, passavano indifferenti: eravamo gli unici due in tutto il mercato ad essersi accorti della sua presenza. Li vidi parlottare da lontano, lui si introdusse brevemente e si scusò se si stava permettendo di importunarla. Lei non sembrava per nulla infastidita. Poi sentii una fitta allo stomaco: Andrea col il braccio teso mi stava indicando. Lei incrociò il mio sguardo, per un solo secondo però, perché io, immediatamente, mi trovai a fissarmi i piedi.
Pochi secondi e lei era di fronte a me. Andrea, rimasto in disparte, ci guardava da lontano.
Il suo volto sembrava di carta sottile, stropicciata. Il naso sottile era rimasto uguale durante gli anni. Le rughe attorno agli occhi come un motivo dèco creavano un percorso sopra gli zigomi duri e alti. Sulle labbra un velo di rossetto scarlatto un po’ sbavato aveva il compito di rendere leggermente più evidenti le labbra assottigliatesi nel tempo. I capelli avevano lo stesso immarcescibile taglio corto che ormai portava da decenni, quasi un omicidio alla vanità.
-Mi sento molto stupido… - le dissi.
Si sfilò un guanto e mi prese una mano, stringendola delicatamente. Mi diede un bacio, in fronte. Un tocco lieve. Baciato da un giaggiolo.
La gente che passava probabilmente avrà pensato all’incontro con una vecchia zia che non vedevo da tempo, o con l’insegnante di inglese del liceo a cui, da alunno devoto, ero rimasto affezionato.
Andrea #22
Li osservai da lontano. Vidi che lei gli disse qualcosa, quasi sussurrandoglielo all’orecchio. Manuel le baciò la mano e lei portandosi una mano al petto rise delicatamente senza scomporsi troppo. Com’era arrivata se ne andò, passandomi accanto per tornare ai suoi peperoni: - Quel ragazzo soffrirà molto perché non si stancherà facilmente di dare al suo prossimo una possibilità. Abbine cura. - disse con il suo inglese perfettamente british.
*
-Non me lo chiedi?
-Cosa?
-Cosa mi ha detto.
-Cosa ti ha detto?
-Ha cantato, per me. Per pochi secondi, ma a cantato per me.
La incontrammo così. Un giorno... Di prima mattina.
