Toto #05
Era una sera di settembre, carica d’umidità. Stavo aspettando che Manuel uscisse dalla videoteca; lo vidi uscire poco dopo dal grosso portone di legno, era in compagnia di un uomo. Parlottarono pochi secondi e poi si salutarono.
Manuel mi raggiunse sotto l’ombrello e mi prese a braccetto. Lo faceva spesso, e io ogni volta facevo finta di infastidirmi.
-Staccati idiota, a forza di vedermi a spasso con te la gente pensa che sono frocio anche io!-
E lui ogni volta si stringeva ancora di più a me facendo la faccia da cane bastonato.
-Ho ritrovato il tuo ombrello sai?-
-Quello che avevi perso settimana scorsa?-
-Non l’avevo perso! L’avevo dimenticato; Mattia se n’è accorto e stasera me l’ha riportato stasera...-
E già sentivo puzza di bruciato –Chi?!-
-Mattia, il ragazzo con cui mi hai visto uscire dalla videoteca-
-Ragazzo?! Quindici anni fa forse…-
Rimase in silenzio.
-Manu, sai che stai per combinare un casino vero?-
Non rispose.
-L’hai vista quella cosa dorata sul suo anulare sinistro vero?-
-Si, l’ho vista… Non succederà nulla, stai tranquillo-
Non ero tranquillo per nulla.
Quella volta Manuel arrivò un pochino in anticipo rispetto all’orario d’inizio della proiezione. Quello al cineforum per lui ormai era un appuntamento fisso, si sciroppava quasi tutte le rassegna senza distinzione di genere o nazionalità o tema. Quando il lavoro me lo permetteva lo accompagnavo: non furono sempre esperienze gratificanti, anzi spesso si era trattato di proiezioni improponibili, ma mi piaceva sentirmi parte di quella sua piccola evasione.
Quando entrò nella saletta vide che in ultima fila c’era ancora l’uomo della settimana prima, quello dagli occhi verdi, che appena lo vide arrivare lo salutò con inaspettato trasporto.
-Speravo proprio di vederti!- gli disse –questo è tuo vero? L’hai scordato la volta scorsa- e dalla sua borsa di cuoio estrasse il mio ombrello pieghevole.
Manuel un po’ sorpreso lo ringraziò spiegandogli di come aveva rischiato che lo picchiassi per l’ennesimo ombrello desaparecido. Mattia, questo il nome dell’uomo, rise molto al sentire quel racconto: Manuel era molto brillante di natura e riusciva a trasformare in un aneddoto divertente anche l’evento più banale. E iniziarono a chiacchierare di Antonioni e Bergman, di Belloccio e Godard, e di come ti chiami, e di che cosa fai nella vita…
-Ci sei settimana prossima, sai non puoi perderti la rassegna su Kon Ichikawa, proiettano la versione integrale in lingua dell’Arpa Birmana! E’ un film eccezionale, ti piacerà sicurmanete!-
Eccerto, chi se lo perde.
Oh widescreen winding round my eyes
Blinding me with lies
Finding I’ve been fooled by what I’ve seen
No, widescreen dreams are more than you
How can lies be true?
All we have is life and mind
And love we find with a friend
Oh let the movie end...
